Esattamente trent'anni orsono, con la Legge 1o febbraio 1989, n. 36: «Utilizzo da parte della Marina militare di aerei imbarcati», veniva sancita la possibilità per la Marina Militare di utilizzare una componente aerea ad ala fissa a bordo di navi militari, con velivoli organici alla Forza Armata. Una data importantissima nella storia della Forza Armata e in particolare della sua Aviazione Navale che ha visto i suoi natali nel lontano 1913, allorquando il Grande ammiraglio Paolo Thaon di Revel istituì il «Servizio Aeronautico della Regia Marina».
Il 1989 segna il raggiungimento di una tappa fondamentale per il Paese, attuativa di un pensiero strategico aeronavale nazionale che, nato agli albori della Grande Guerra, era «affondato» nel 1923, con la costituzione della Regia Aeronautica.
Le note vicissitudini della guerra sul mare durante il Secondo conflitto mondiale avevano dolorosamente evidenziato la necessità strategica della portaerei per la protezione delle Forze da Battaglia e per la proiezione di forza in profondità. I frettolosi e infruttuosi piani, guerra durante, di trasformazione di unità mercantili e passeggeri in unità portaerei, si erano scontrati in principio con visioni spesso contrastanti e, di conseguenza, con la dura realtà della strategia dei mezzi, aerei e navali che, ora come allora, confermano nelle funzioni tempo e programmazione strutturata, variabili non comprimibili e logiche di pianificazione assolutamente ineludibili.
Solo nel secondo dopoguerra la Marina ha potuto nuovamente dotarsi di un'aviazione navale, dapprima di soli elicotteri, con un approccio davvero antesignano nel loro impiego anche da Unità Navali minori. Al riguardo, il periodo che va dal 1960 al 1975 è sicuramente uno dei più interessanti da un punto di vista dell'evoluzione tecnologica e dottrinale.
Con l'entrata in servizio dell'incrociatore Vittorio Veneto e delle due fregate portaelicotteri classe «Alpino», oltre a quattro corvette e due sommergibili, si sviluppava una concezione di impiego delle Forze che vedeva soprattutto nell'elicottero imbarcato uno strumento adeguato e dotato di una notevole flessibilità per le operazioni antisommergibile e nei missili degli incrociatori, unitamente allo sviluppo innovativo di cannoni a tiro rapido, importanti elementi di una valida strategia marittima nazionale per assicurare un certo grado di «sea control» nazionale anche in rapporto ai ruoli richiesti a supporto dell'Alleanza.
Una scelta credibile e sostenibile nell'ambito dello scenario strategico dell'epoca, che vedeva la presenza consistente della Squadra Navale e di sommergibili sovietici in Mediterraneo. È a partire dalla fine degli anni Settanta, grazie agli effetti della Legge Navale 1975, che la Marina oltre a garantire la propria sopravvivenza cambia decisamente passo operativo con l'acquisizione progressiva, tra gli altri mezzi, di Fregate da 2.500/3.000 tonnellate con forte armamento antinave e antisom (classe «Lupo» e poi «Maestrale»), Caccia da 5.500 tonnellate per la difesa antiaerea e le operazioni a lungo raggio (classe «De La Penne»), un'altra nave per operazioni anfibie (San Giusto) e, soprattutto, di un Incrociatore Portaelicotteri a ponte continuo di 13.800 tonnellate (nave Giuseppe Garibaldi).
Da quel preciso momento lo scenario di impiego per le Forze della Marina si allarga e la strategia marittima nazionale, oltre a un maggior grado di «sea control», prevede di cominciare a effettuare operazioni di «naval presence» mentre si delineano i contorni operativi delle future operazioni di «power projection ashore». La fine della Guerra Fredda, che non a caso coincide con la tappa fondamentale della citata Legge 1o febbraio 1989, modificando lo scenario complessivo, ha comportato infine un naturale e ulteriore ripensamento d'impiego strategico di tutte le Forze Armate delle nazioni. La Marina Militare, si è trovata pronta a rispondere a queste nuove sfide grazie soprattutto alla disponibilità di una portaeromobili e di una componente aerea organica alla Forza Armata (Gruppo degli Aerei Imbarcati, GRUPAER, con velivoli AV-8B di caratteristiche STOVL — profilo di volo a decollo corto e atterraggio verticale). Un cambio di passo portato avanti con successo grazie alla lungimiranza e alla tenacia dei vertici della Marina del tempo, grazie alle capacità tecniche e dottrinali d'impiego, a una consolidata tradizione di Aviazione Navale e, soprattutto, grazie alla grande professionalità di tutto il personale della Forza Armata.
Tutto ciò ha infine portato all'agognato traguardo di disporre di una portaerei STOVL, nave Cavour, commissionata nel 2000 ed entrata a far parte della Squadra Navale nel 2009. Gli articoli all'interno forniscono un quadro preciso e aggiornato sul significato attuale e sulla valenza strategica di tale strumento. Possiamo però asserire con serena certezza che a partire dagli anni Novanta e fino ai nostri giorni, è stato possibile esprimere sempre più quella strategia marittima «in avanti e in anticipo», dal mare e sul mare, che ha visto le unità della Marina impegnate in attività a 360° gradi di «sea control», attraverso la «naval presence», la «naval diplomacy», le operazioni di «power projection ashore» anche in contesti joint e nell'ambito di Forze multinazionali.
Un ruolo cioè, per la Marina, sempre più abilitante, ovvero naturale «protettrice» di quelle «blue water» che nel XXI secolo, il secolo della «blue economy», costituiscono l'elemento vitale e fondamentale per la prosperità della nazione. Possiamo citare, per esempio, tra le recenti operazioni, quelle di «power projection ashore» condotte in Afghanistan e in Libia, oppure la missione di «Naval Diplomacy», nel senso più ampio del termine, svolta dal 30° Gruppo Navale, imperniato sulla portaerei Cavour, svolta tra il 2013 e il 2014.
Una campagna navale lunga cinque mesi e denominata «Il sistema Paese in movimento», che ha interessato i principali Paesi del Golfo Persico e del continente africano. L'ultimo e sorprendente salto epocale è rappresentato dalla recente acquisizione degli F-35 STOVL che andranno a sostituire gli AV-8B a bordo di nave Cavour.
Al riguardo, proprio in questo mese di febbraio, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Enzo Vecciarelli, ha evidenziato, in audizione, davanti alle Commissioni Difesa congiunte, come l'F-35 non sia semplicemente un vettore d'arma fine a se stesso. Le sue potenzialità rivelate nel corso del suo recente impiego in ambito Difesa, hanno significativamente evidenziato come esso rappresenti effettivamente una «rivoluzione politico militare». Trattandosi di un assetto strategico di quinta generazione (l'Eurofighter è, per esempio, una macchina di quarta generazione) non è da intendersi, come nel passato, quale puro e semplice velivolo da combattimento quanto, piuttosto, un vettore strategicamente abilitante che permetterà a chi lo possiede e lo può impiegare di far parte di quel gruppo ristretto di Paesi che guideranno le azioni o comunque le decisioni internazionali future.
Non averlo, significherà automaticamente esserne esclusi. L'F-35 è da considerarsi una rivoluzione di sistema, un «game changer» che permetterà, a parità di costi con altrettante macchine di similari caratteristiche sotto il profilo militare, di avere dei benefici soprattutto nel settore dell'«Information Superiority».
Tutto ciò garantirà il vero salto di qualità attraverso una spinta capacità di gestione delle informazioni, permettendo l'accesso nel ristretto gruppo di coloro che potranno scambiarle e gestirle nelle operazioni del futuro. Proprio per questo il Capo di Stato Maggiore della Difesa ha inoltre sottolineato come sia necessario che l'F-35 sostituisca gli aerei dell'Aeronautica Militare e anche quelli della Marina imbarcati sulla portaerei. Riferendosi proprio alla portaerei ha, infine, ribadito come essa sia un assetto strategico che, con sacrificio, è stato acquisito dalla nazione e che deve essere mantenuto per la grande potenzialità che dà e darà a quelle che vorranno essere le azioni di stabilizzazione e di proiezione del Paese.
Pertanto, in prospettiva, gli F-35 della Marina, imbarcati, saranno indispensabili. La dotazione del nuovo velivolo alla Marina, nel contesto più ampio ancora in corso dell'ammodernamento dei mezzi della F.A., consentirà dunque di dare la giusta continuità al principio della precitata legge del 1989 «nell'integrazione della difesa della Flotta» e, nel contempo, a sostanziare ulteriormente «la Storia» dell'Aviazione Navale secondo la straordinaria visione strategica fortemente propugnata dal Grande Ammiraglio Thaon di Revel.
E ciò garantisce, in modo pragmatico, la disponibilità di una forza multiruolo aerotattica allo stato dell'arte imbarcata sulla portaerei, ma anche sotto un profilo strategico un sensibile valore aggiunto connesso con le capacità sistemiche e prestazionali di quel velivolo per la fusione e gestione delle «information» negli scenari di crisi: un assetto di pregio della Marina, integrabile, proiettabile e flessibile che sostanzia un eccellente incremento delle potenzialità della Difesa, a tutela della sicurezza e dell'interesse nazionale del nostro Paese.
Lunga vita Aviazione Navale!
Daniele Sapienza