Editoriale Novembre 2019
«Cyber» è un confisso ricavato dal sostantivo inglese cybernetics, parola a sua volta derivata dall'antico greco kubernetes significante «timoniere» e quindi in senso lato «colui che guida e governa». Cyber dunque è propriamente espressione della cibernetica, scienza sviluppatasi nel corso del XX secolo. Il vocabolo oggi viene utilizzato per descrivere differenziati campi di studio e di applicazione che spesso hanno poco a che vedere con il concetto classico di cibernetica. Quando si parla di dominio cyber, si può certamente affermare come esso sottintenda la guida, il governo e il controllo del mondo digitale con le inevitabili ricadute sulla vita reale e sulla sicurezza di ciascuno di noi.
Tali settori stanno conoscendo un inarrestabile sviluppo, per cui non è utopico immaginare come in un futuro tenderanno a soppiantare le tecnologie militari c.d. «tradizionali» odierne, rimodellando così anche gli archetipi strutturali delle Forze Armate nelle strategie di impiego, nelle modalità di comando e controllo e anche nella tipologia di assetti impiegati con estetiche e modelli completamente differenti. Pertanto, è possibile ipotizzare che le forze in campo competeranno e si confronteranno differentemente rispetto a come siamo abituati oggi, bensì assisteremo sempre più a conflitti tra «macchine» e poi tra uomini interagenti con macchine «intelligenti». Proprio per questo e partendo già dagli scenari attuali, alcuni analisti asseriscono sin d'ora che una prossima ed eventuale guerra sarebbe di brevissima durata ma allo stesso tempo di una intensità mai conosciuta in precedenza.
Il riconoscimento ufficiale del «dominio cibernetico» (cyberspace) quale «quinto campo» operativo dopo quelli terrestre, marittimo, aereo e spaziale, risale al luglio 2016, anno in cui un Summit NATO indetto a Varsavia riconobbe il cyberspace come un nuovo fronte aperto lungo il quale l'Alleanza Atlantica deve essere in grado di difendersi, in pace e in guerra, esattamente come negli scacchieri tradizionali. Né va dimenticato che già due anni prima, durante un analogo summit a Cardiff, fu formalizzata la possibilità in determinate circostanze di far scattare il decisivo articolo 5 del Trattato nel caso di un attacco cibernetico.
Volendo tentare una definizione, il cyberspace è un complesso network inter-dipendente dove agiscono in simbiosi sia la tecnologia dell'informazione (Information Technology, IT), sia le infrastrutture critiche nazionali (Infrastructures) sia, infine, i dati digitali (Resident Data). Questo «spazio» virtuale ingloba le reti mondiali Internet e delle telecomunicazioni, ovvero tutti i sistemi di computer e le correlate apparecchiature interne ed esterne di governo e controllo. Tuttavia una enunciazione definitiva di cyber appare difficile perché il lemma cyber è declinato in tanti e tali contesti specialistici come per esempio: cybersecurity, cyberwarfare, cyber war, cyber attack, cyberdefence, cyber intelligence, cyber conflict, eccetera. Probabilmente la maggiore difficoltà di una esatta definizione riguardo al significato di dominio cyber risiede nel fatto che esso travalica i confini della geografia politica e integra, connette, influenza e regola le maggiori strutture tecnologiche moderne, si tratti della finanza, dell'energia, della grande distribuzione delle materie prime (acquedotti, oleodotti, gasdotti), e delle comunicazioni (telefonia, satelliti, trasmissioni dati). Tutto ciò attiene, pertanto, alla Difesa, all'economia e, di conseguenza, al dominio, massimo su tutti, della politica degli Stati.
Naturalmente lo «spazio» cyber è oggetto di inevitabile interesse da parte delle principali potenze, ma anche di quelle minori e, perfino, delle entità non statuali e, non ultime, delle organizzazioni criminali. La gestione del cyber, con i relativi problemi di sicurezza, è diventata così, troppo velocemente, cruciale.
Per fronteggiare le minacce cyber esterne o interne (la cosiddetta guerra ibrida) che già sono in corso da anni, gli Stati dovranno anche provvedere a legiferare in tale ambito. A tal proposito, in occasione degli incontri del G7 a Taormina nel maggio del 2017, sono stati affrontati anche i temi della cybersecurity in relazione alla necessità di elaborare una strategia di difesa condivisa a livello internazionale. Si è discusso di regolamentare l'uso delle «armi informatiche» e sulla necessità di definire delle regole di «comportamento» da adottare nell'ambito delle operazioni condotte nel cyberspazio, tanto che è stata coniata l'etichetta «cyber diplomacy». Ma i problemi non mancano: il primo è proprio quello di identificare senza ambiguità e incertezze gli autori dell'attacco stesso. Servono poi gli strumenti di «triage» necessari per rispondere agli «incidenti» informatici. A tal riguardo possiamo sottolineare l'importante contributo italiano per l'approvazione, nell'aprile 2017 durante l'incontro G7 a Lucca, della Dichiarazione del G7 sul comportamento responsabile degli Stati nel dominio cyber. Tale dichiarazione non rappresenta ancora uno strumento normativo cogente, bensì una significativa dichiarazione di intenti, ma non per questo meno interessante di una norma. Siamo appena agli inizi e il percorso, anche sul piano del diritto internazionale, è in continua evoluzione.
Concludendo: l'integrazione uomo-macchina originerà ulteriori problematiche (anche di natura bioetica) molto difficili da dipanare. L'elettronica ormai fa da padrone su tutti i tipi di mezzi e di armamenti e l'integrazione uomo-macchina è ormai un dato di fatto che ha già «contagiato» gli aspetti industriali. Occorre prepararsi a un «cyber future».
La Rivista Marittima, da sempre sensibile agli aspetti più complessi del mondo contemporaneo, dedica il presente fascicolo a tale tematica. Trattandosi di un campo vastissimo, anzi sconfinato, la linea editoriale è stata quella di affrontare alcuni punti essenziali. Meridiani e paralleli, se vogliamo, ma senza i quali non si può navigare.
Il dominio cyber, o se si preferisce il «mondo» cyber, rappresenta dunque sia un problema complesso e una sfida allo stesso tempo; ma come recita un aforisma attribuito a Galileo Galilei «dietro ogni problema v'è un'opportunità».
Editorial November 2019
The combining form «Cyber» derives from the English word «cybernetics», which in turn originates from the ancient Greek kubernetes meaning «steersman», and, in a broad sense, «leader» and «governor». Cybernetics developed as a science during the 20th century, and today the term cyber is used to describe many different fields of study and applications that are often not so closely related to the classic concept of cybernetics. The notion of cyber domain implies therefore the government and control of the digital world, with inevitable impact on everyday life and security.
These sectors are relentlessly developing, and a future in which they will inexorably supersede the so-called traditional technologies is not a visionary scenario. This will involve major structural changes in the Armed Forces, in terms of employment strategies, command and control, and even categories of assets employed according to completely different models. It can therefore be assumed that confrontations between opposing forces will be different in comparison with current types of fight. Indeed, we will increasingly often witness conflicts among «machines», and then between humans interacting with «smart» machines. For this reason, and considering present scenarios, some analysts maintain that a prospective conflict would most likely be very short but of unprecedented high-intensity.
In July 2016, the NATO Warsaw Summit recognized the cyber domain (cyberspace) as fifth domain of operations, in which the Alliance must defend itself as effectively as it does in the air/space, on land, and at sea. On occasion of another Summit, held in Cardiff two years before, NATO had formalised the possibility that cyberattacks could – in certain circumstances - lead to the invocation of Article 5.
Cyberspace could be defined as a complex interdependent network of Information Technology (IT), national critical infrastructures and resident data, including the Internet, telecommunications networks, computer systems, and embedded processors and controllers. Nevertheless, a concise definition of the term «cyber» seems hard to be found because the prefix cyber is used to denote so many specialised areas including: cyber security, cyber warfare, cyber war, cyber attack, cyber defence, cyber intelligence, cyber conflict, and so on. The cyber domain is probably difficult to define exactly because it has no political or geographical borders, integrates with, connects, influences and governs major modern technological infrastructures, ranging from finance to energy, large-scale distribution of raw materials (waterworks, oil and gas pipeline), and communications (telephony, satellites, data transmission). It covers defence, economy and therefore State politics (which is the ultimate domain).
Cyberspace has therefore aroused the interest of major and minor powers as well, including non-State actors and, last but not least, organized crime. Cyber security has too rapidly become a crucial issue.
States will have to make laws and regulations in order to counter external or internal cyber threats (the so-called hybrid war) that are underway for some years. For this reason, on occasion of the G7 Taormina Summit, in May 2017, cybersecurity issues were debated, highlighting the need to develop a shared defence strategy at international level. The G7 leaders discussed how to regulate the use of ICTs and the need to define norms of behaviour in cyberspace, so much so that the term «cyber diplomacy» has been coined. Yet many problems still persist, related, first of all, to the capacity to identify with certainty the perpetrators of the attack, along with the ability to prioritize needed for computer incident response capability. On this point, Italy endorsed the approval of the G7 «Declaration on Responsible States Behaviour in Cyberspace», released on occasion of the G7 Ministerial Meeting held in Lucca in April 2017. Such declaration, though not legally binding, is a significant declaration of intent. We are just starting out and the process is continuously evolving, also in terms of international law.
In conclusion, the man-machine integration era will bring about new complex challenges, including bioethical issues. Electronics is now predominant in all categories of equipment and armaments and man-machine integration is a fact that has already invaded industrial aspects. We have to prepare for a cyber future.
Rivista Marittima — always concerned about the most complex aspects of contemporary world — dedicates a whole issue to this subject. Given the vastness and in fact boundlessness of this field, the editorial policy has been to deal with some key points.
The cyber domain (or cyber world) is therefore a complex issue and a challenge as well, but, quoting an aphorism attributed to Galileo Galilei, «Behind every problem there is an opportunity».
Daniele Sapienza