Dopo aver parlato, lo scorso Ottobre, della NATO (North Atlantic Treaty Organization), la Rivista Marittima affronta i temi della difesa e della sicurezza dell'Unione europea a livello geostrategico e geoeconomico con particolare riguardo, naturalmente, alla sfera marittima. Un tema vastissimo che i nostri Autori hanno affrontato secondo diverse, spesso originali, sfaccettature. La guerra in Ucraina ha costretto l'Unione europea a definire una politica di difesa autonoma. Tale emergente situazione ha portato all'approvazione della cosiddetta «Bussola Strategica» (Strategic Compass), varata dal Consiglio europeo il 21 marzo 2022, il cui scopo strategico, nelle parole di Josep Borrell (1), è quello di: «to guide the necessary development of the EU security and defence agenda for the next ten years». Un'Unione europea meglio difendibile e più sicura contribuirà alla sicurezza globale e transatlantica, dato il carattere indiscutibilmente complementare della Comunità rispetto alla NATO: «A stronger and more capable EU in the field of security and defence will contribute positively to global and transatlantic security and is complementary to NATO, which remains the foundation of collective defence for its members» (2).

Gli articoli di questo numero offrono altresì un'ampia disamina in merito al ruolo dell'UE come «global maritime security provider», ribadendo così il ruolo strategico della Sicurezza Marittima per la Comunità e l'importanza fondamentale della dimensione marittima. In questa sede, peraltro, non serve certo ripetere quelli che sono concetti così lucidamente espressi dai nostri collaboratori. Preme, casomai, sottolineare alcuni aspetti complementari ma, non per questo, meno rilevanti.

Primo aspetto: NATO ed Europa. Il trattato istitutivo della NATO è stato firmato a Washington il 4 aprile 1949 ed entrato in vigore il 24 agosto di quello stesso anno. Il cosiddetto Patto Atlantico nasce all'indomani della Seconda guerra mondiale a fronte di una precisa esigenza di difesa collettiva sotto l'indispensabile egida statunitense. La NATO è giuridicamente una libera e paritaria alleanza militare tra stati pienamente sovrani che in maniera multilaterale o bilaterale, sostanzialmente interagiscono con gli Stati Uniti che esercitano una leadership esplicita e soprattutto riconosciuta e accettata, benché non formalizzata. Senza falsa retorica, è ovvio che qualsiasi alleanza è un patto tra pari ed è altrettanto scontato che lo Stato nettamente più forte eserciti un peso determinante al momento delle scelte più difficili. Se la potenza militare ed economica dominante degli Stati Uniti è, oggi, rimodellata sul particolare scenario internazionale, resta, non di meno, la responsabilità di una precisa azione politica transcontinentale che non può non essere privilegio (e prerogativa) di Washington. Come noto, la NATO è nata e si è consolidata in seguito alla concreta minaccia sovietica manifestatasi dapprima a Berlino, poi in Cecoslovacchia e, in seguito, in Corea e nel resto del pianeta. Tutto ruotava, all'inizio, sulla deterrenza nucleare. Sotto questo scudo di sicurezza si è sviluppata, parimenti, l'idea di un'Europa occidentale unita (principalmente su basi politiche e per ragioni, economiche). Prodromi di tale visione si possono riscontrare già nella «Giovane Europa» di Giuseppe Mazzini nel XIX secolo, e successivamente, con il Manifesto di Ventotene del 1941 che auspicava un'intesa di tipo confederato (sul modello elvetico). Un'utopia (ma anche l'Italia di Dante e Petrarca era, al loro tempo, un apparente nonsenso) in grado di prevalere sugli oggettivamente mai morti egoismi nazionali, superandoli grazie ai principi di: solidarietà, libertà, eguaglianza e giustizia, lasciando agli Stati «… lo sviluppo di una vita politica secondo le peculiari caratteristiche dei vari popoli». Così Ventotene. Quanto al Trattato di Maastricht, entrato in vigore il 1º novembre 1993, esso ha definito i cosiddetti «Tre pilastri» dell'Unione europea come segue. Il primo pilastro (3): le «Comunità europee», ossia il Mercato comune europeo e l'Unione economica e monetaria, giudicata da qualcuno come forse troppo precipitosa in quanto dettata dalla vecchia paura di una Germania egemone. Il secondo pilastro: una politica estera e di sicurezza comune (PESC) (4). Il terzo pilastro: una giustizia e una gestione degli affari interni (GAI) (5) tra loro compatibili e non in concorrenza. L'idea europea, pertanto, era ed è quella di un continuo e difficile bilanciamento tra le varie entità. Un assetto tutt'altro che scontato sotto il profilo economico, culturale e politico. In Europa vi è necessariamente una continua evoluzione dei rapporti tra gli Stati membri in ragione del diverso peso politico, economico e militare che ciascuno esercita nel tempo. In definitiva un sistema non piramidale, ma che può essere paragonato a una costellazione di stelle e, di conseguenza, complesso. Tuttavia, come ha scritto recentemente Lucio Caracciolo in un suo recente volume (6): «Dalla parabola dell'europeismo abbiamo appreso che avventurarsi lungo un sentiero non tracciato, senza bussola né traguardo, non porta bene (…). L'importante è andare, amava ripetere Monnet. Oggi l'importante è più che mai sapere dove andare o non andare. Altrimenti la rotta dell'Europa ovvero di noi europei sarà fissata altrove. E certamente non sarà una, ma somma algebrica di derive nazionali o subnazionali. Puro dadaismo geopolitico».

Secondo aspetto: La NATO non deve mai essere vista come l'Antieuropa; bensì, al contrario, essa corrisponde a un legame fondamentale e indissolubile fondato sui medesimi e migliori principi del progetto comunitario: libertà, uguaglianza, progresso e democrazia, come ribadito nelle dichiarazioni congiunte delle due organizzazioni che periodicamente vengono sottoscritte (Joint Declaration on EU-NATO Cooperation).  Così le sfide comuni, come le recenti, tragiche vicende in Ucraina, confermano la pura e semplice necessità comune in termini di difesa della pace, della libertà e della prosperità, nella giustizia e secondo le linee della migliore e più consolidata diplomazia, dell'area euro-atlantica. La NATO, pertanto, pur rimanendo il pivot di una difesa collettiva, non potrà non considerare le capacità esprimibili da parte dell'Unione Europea nella sfera della difesa, soprattutto nell'ambito di un ipotetico confronto convenzionale. Dobbiamo pertanto sempre più riconoscere il valore di una difesa europea, più unita, più forte e più capace, che possa contribuire alla sicurezza globale e transatlantica mantenendo la piena complementarità e interoperabilità con la NATO. Terzo aspetto: come si trasforma la strategia di sicurezza in campo navale militare. La strategia di sicurezza in campo navale militare evolve regolarmente sotto la spinta di due processi. Il primo è dettato dall'innovazione tecnologica; il secondo è legato al cambiamento radicale degli scenari. Questi processi non sempre si sommano tra loro; oggi questo sta avvenendo.

Per quanto riguarda l'innovazione tecnologica, nel corso della storia possiamo notare come nel campo navale ogni qualvolta è intervenuta una significativa innovazione tecnologica, di pari passo sia cambiata la strategia senza, per questo, cambiare mai i principi di base della concentrazione delle forze e della prevalenza, a lungo andare, del mare sulla terra in seguito al regolare prevalere del Potere Marittimo. In altre parole, l'uso del mare a proprio beneficio negandolo a quello dell'avversario. Possiamo, a titolo d'esempio, citare il passaggio dalla propulsione a vela alla propulsione a motore; il miglioramento delle artiglierie navali con l'aumento delle gittate e il calcolo da parte delle centrali di tiro del punto futuro; l'avvento del sommergibile; l'impiego delle portaerei e la nascita dell'aviazione navale; l'impiego dei missili antiaerei e di superficie. Dapprima tutte le Marine hanno cercato di assorbire il cambiamento cercando di inglobare la novità nell'ambito del vecchio contesto dottrinario a mezzo di piccoli adattamenti concettuali, salvo modificare opportunamente le tattiche e la strategia (oltre che dotarsi di nuovi mezzi) quando la novità si sviluppava in tutto il suo potenziale capacitivo. In merito al secondo processo, la storia — parimenti — non cambia, ma insegna. Dopo la Guerra Fredda ci fu chi pensò che lo scenario della sicurezza collettiva non avesse più le caratteristiche di una minaccia reale e immanente. La «fine della storia» — per citare Francis Fukuyama (7) — coi suoi «dividendi della pace». Previsioni frettolose e azzardate sconfessate da una serie di guerre, dichiarate e non, fenomeni come la pirateria e il terrorismo senza trascurare, naturalmente, certi fenomeni criminali, come la tratta di esseri umani fino al ritorno della guerra in Europa con l'invasione dell'Ucraina. In parallelo (in Marina si dice di conserva) stiamo assistendo al proliferare di nuovi sistemi d'arma e di nuovi domini (subacqueo; spaziale; cyber) nonché di «nuove» forme di guerra e altrettanto nuove tecnologie (Disruptive Technology); per esempio i missili supersonici, l'impiego dei droni e di Unmanned underwater vehicles (UUV) ovvero veicoli subacquei senza pilota e l'ormai evidente manifestarsi di nuove forme di lotta come la guerra Cyber e Cognitiva. Per concludere, la storia non si ripete mai uguale a sé stessa, ma insegna, nondimeno, che stare fermi e aspettare tempi migliori è molto pericoloso. L'Unione europea (e, quindi, anche l'Italia) non possono permettersi di essere semplici spettatori nell'agone internazionale e lo Strategic Compass è un giusto e tempestivo segnale in questo senso

 

NOTE

(1) Alto Rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza.

(2)https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2022/03/21/a-strategic-compass-for-a-stronger-eu-security-and-defence-in-the-next-decade/

(3) Primo pilastro: Unione doganale e Mercato unico; Politica agricola comune; Politica comune della pesca; Antitrust; Unione economica e monetaria; Cittadinanza dell'Unione europea; Educazione e Cultura; Reti Trans-Europee; Tutela del consumatore; Assistenza sanitaria; Ricerca scientifica; Diritto dell'ambiente; Welfare state; Asilo politico; Accordi di Schengen; Politica dell'immigrazione.

(4) Secondo Pilastro: Politica estera; Diritti umani; Democrazia; Aiuti umanitari; Politica di sicurezza; Politica europea di sicurezza e difesa.

(5) Terzo pilastro: Traffico di droga e contrabbando di armi; Terrorismo; Traffico di esseri umani; Organizzazione criminale; Corruzione e truffa.

(6) La pace è finita - Così ricomincia la storia in Europa, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, novembre 2022.

(7) Francis Fukuyama (Chicago, 27 ottobre 1952) è un politologo statunitense. Autore del saggio politico La fine della storia e l'ultimo uomo, pubblicato nel 1992.