Il 5 ottobre 1967, quattro mesi dopo la fine degli scontri in campo aperto della Guerra dei 6 giorni arabo-israeliana, due motomissilistiche egiziane della classe «Komar» di fabbricazione sovietica, colpirono e affondarono, con tre missili P-15 (nome in codice NATO SS-N-2 Styx) (1), il vecchio cacciatorpediniere convenzionale israeliano Eilat davanti a Porto Said. Si trattò di una grave perdita, in primo luogo per il personale della piccola Marina israeliana ma, soprattutto, fu il primo caso di un successo conseguito, dal mare e sul mare, a opera di un missile. Ne seguirono altri, dalla guerra tra India e Pakistan del 1971 a quella, nel 1982, anglo-argentina per le isole Falkland o Malvinas, a preferenza degli interessati. In quell'occasione, la prima vittima fu il moderno cacciatorpediniere britannico Sheffield, colpito da un missile antinave Exocet di fabbricazione francese (2) lanciato da un aereo Super Étendard dell'Aviación Naval. Quella nave, in fiamme e abbandonata dall'equipaggio, bruciò per sei giorni prima di affondare. Ne seguirono, nei giorni successivi, altre, e altre ancora durante i vari conflitti successivi, qua e là nel mondo. L'ultimo caso clamoroso risale al 14 aprile 2022, vittima il vecchio incrociatore della Marina russa Moskva (ex sovietico Slava), affondato al largo delle coste ucraine dopo essere stato verosimilmente colpito, la sera precedente, da uno o due missili antinave tipo Neptune (3), lanciati da batterie costiere. In precedenza, il 14 luglio 2006, la moderna corvetta israeliana Hanit era stata colpita, lungo le coste libanesi, da un missile antinave C-701 (una versione ammodernata cinese dello Styx) a opera, si dice, delle milizie Hezbollah. E proprio la minaccia rappresentata dai missili antinave lanciati dalla costa costituisce, secondo il Comandante della Marina israeliana, ammiraglio Eliyahu Sharvit (4), una minaccia significativa: «Il cambiamento più significativo nella situazione attuale è che la minaccia per le nostre Marine e per le nostre rotte di comunicazione non viene soltanto dalle unità navali, ma viene, soprattutto, dai sistemi d'arma a terra». È un fatto che le possibilità di attacchi improvvisi da parte di missile antinave sono un'insidia per qualsiasi operazione navale, in pace o in quasi-guerra, per tacere dei casi, noti, di terrorismo. Ovviamente, non esistono solo i missili antinave e i loro obiettivi possono essere anche terrestri, aerei e, perfino, spaziali (satelliti).
Partiamo da una definizione: il missile bellico è un vettore propulso a reazione e armato di una carica (esplosiva o non solo), che percorre una traiettoria di volo ed è dotato di un sistema di guida e di governo. Esistono diverse classificazioni dei tipi di missili in relazione al tipo di volo, al carico bellico e all'obiettivo. Per quanto riguarda il profilo di volo, si definisce missile da crociera (cruise missile) un'arma diretta contro bersagli terrestri o navali, che rimane all'interno dell'atmosfera e percorre la maggior parte della sua traiettoria a una velocità approssimativamente costante. I missili da crociera sono progettati per coprire lunghe distanze e colpire il bersaglio con alta precisione con una considerevole carica esplosiva (anche nucleare) (5). Gli attuali missili da crociera sono in grado di viaggiare a velocità subsoniche, supersoniche e apparentemente anche ipersoniche, hanno un sistema di guida autonomo e sono in grado di volare su una traiettoria non balistica a bassissima quota. Per esempio, lo statunitense Tomahawk, classificato come «Land Attack Missile LAM» (missile per attacco terrestre). Si tratta di un missile da crociera subsonico (velocità circa Mach 0.74, pari a 913.6 km/h), ognitempo e a lungo raggio. Spinto da un motore turbofan a reazione, è utilizzato principalmente dalla U.S. Navy e dalla Royal Navy a bordo di navi e sottomarini. Questo missile pesa circa 1.300 kg, è lungo 5,56 m, ha una gittata superiore ai 1600 km e una quota di volo compresa tra i 30 e i 50 m da terra (Above Ground Level). La testa in guerra (carico bellico) può essere sia convenzionale sia nucleare. Dal 1991 sono stati lanciati dagli Stati Uniti, tra la Guerra del Golfo e il bombardamento di Damasco e Homs, in Siria, del 2018, 2.193 Tomahawk.
Al contrario, un missile balistico è propulso solo per periodi relativamente brevi (tipicamente la fase iniziale), mentre la maggior parte del volo ha una traiettoria balistica, ovvero il moto del missile, a questo punto un corpo inerte lanciato nello spazio, viene condizionato dagli effetti, prestabiliti alla partenza, della forza di gravità e dall'attrito viscoso del mezzo fisico di propagazione fino all'impatto. Insomma, un proietto. I missili balistici a corto raggio rimangono all'interno dell'atmosfera terrestre, mentre quelli balistici intercontinentali (ICBM) effettuano un volo spaziale suborbitale. A differenza dei missili da crociera, i quali viaggiano nell'atmosfera, quelli balistici arrivano al di sopra dell'atmosfera fin nello spazio. Quanto alla traiettoria di un missile balistico intercontinentale, essa è suddivisa in tre fasi: prima fase iniziale, la spinta generata dal booster; seconda fase, volo libero su traiettoria spaziale suborbitale; terza fase, rientro nell'atmosfera. I missili balistici sono lanciati da siti fissi o piattaforme mobili: Trasportatore Elevatore Lanciatore (TEL) (6), aerei, navi e sottomarini. Per i missili intercontinentali l'altitudine massima (apogeo), raggiunta durante la fase di volo libero, è di circa 4.500 chilometri nello spazio. Successivamente, durante il rientro, la resistenza dell'aria gioca un ruolo significativo sulla traiettoria del missile fino al momento dell'impatto. Data l'altitudine raggiunta, i missili balistici procedono a velocità molto elevate e possono arrivare a velocità ipersoniche (7). Un missile si definisce ipersonico quando è in grado di viaggiare tra 5 e 25 volte la velocità del suono (8). Al di sotto di tali velocità, i missili sono catalogati come supersonici o, infine, subsonici. Durante le velocità ipersoniche, le molecole dell'atmosfera che colpiscono la testa del missile si dissociano, creando un plasma avvolgente che rende difficile il controllo e la comunicazione con il missile stesso. Per comodità di trattazione si rimanda il lettore alla seguente tabella di classificazione dei vari tipi di ordigni trattati fino a ora:
Tipo di traiettoria | Sigla anglosassone e gittata |
aria-aria | AAM Air to Air Missile Range 2 km - 400 Km |
aria-superficie | AGM Air to Ground Missile |
superficie-superficie | SSM Surface to Surface Missile Anti-ship missiles typical range 130 – 150 km |
anti-balistico | ABM Anti-Ballistic Missile Typical range 3500 km |
terra-aria | SAM Surface to Air Missile Anti-aircraft missiles range up to 400 km |
crociera | Cruise missile Typical range 2500 km |
crociera (lanciato da terra) | GLCM Ground Launched Cruise Missile |
crociera (lanciato dall'aria) | ALCM Air Launched Cruise Missile |
crociera (lanciato da nave o da sottomarino) | SLCM Sea or Submarine-Launched Cruise Missile |
balistico a corto raggio | SRBM Short Range Ballistic Missile Range 300 to 1.000 km |
balistico a medio raggio | MRBM Medium Range Ballistic Missile Range 1.000 to 3.500 km |
balistico a raggio intermedio | IRBM Intermediate Range Ballistic Missile Range 3.500 to 5.500 km |
balistico di teatro | TBM Theatre Ballistic Missile Range 300 to 3,500 km |
balistico intercontinentale | ICBM Intercontinental Ballistic Missile Range greater than 5.500 km |
balistico per sottomarini | SLBM Submarine-Launched Ballistic Missile |
balistico aviolanciato | ALBM Air-Launched Ballistic Missile |
balistico tattico | TBM Tactical Ballistic Missile BRBM Battlefield Range Ballistic Missile (Range 150 to 300 km) |
A questo punto è opportuno menzionare anche i «quasi missili balistici», detti anche semi-balistici. Essi hanno un profilo di volo sempre balistico, ma possono eseguire manovre in volo, compresi cambi di direzione e di raggio d'azione. In particolare queste armi possono essere impiegate in funzione anti-nave. Avendo un apogeo più basso rispetto a un missile balistico classico, riducono significativamente i tempi di risposta e di difesa da parte del loro bersaglio. Ciò, naturalmente, avviene a scapito della gittata. Il missile russo Iskander M (codice NATO SS-26 Stone) appartiene a questa categoria. Ha una portata di 415 km (ma gli esperti parlano di 500 km), una velocità di Mach 6-7, una quota di volo tra i 6 e i 50 km, caratteristiche stealth e possibilità di impiegare testate nucleari. L'Iskalander M può essere controllato in tutte le fasi di volo con traiettoria non balistica. In particolare, immediatamente dopo il lancio e in prossimità del bersaglio, questo missile può eseguire rapide e secche manovre allo scopo di eludere i missili antibalistici di difesa.
Volendo proseguire la trattazione sulle diverse tipologie di missili in uso, si dovrebbe analizzare anche il tipo d'armamento impiegato: convenzionale o nucleare; le diverse versioni possibili in relazione all'obiettivo prefisso: antiaerei; antinave, contro bersagli terrestri, anticarro etc, oltre al sistema di guida e allo scopo tattico o strategico. Temi, tutti, sconfinati. In questa sede preme, casomai, sottolineare tre aspetti della difesa anti missile: quello tattico, quello operativo (operational) e quello strategico, con particolare riguardo alla difesa navale antimissile. Né deve mancare un cenno in merito alla difesa nei confronti dei missili nucleari.
Dal un punto di vista tattico, un sistema di difesa missilistico è composto da componenti: sensori di scoperta, sistema di elaboratori di calcolo associato, sistema d'arma (cannone, missile, laser etc). Il sistema di difesa missilistica provvede, in maniera integrata e sequenziale, alla scoperta e tracciamento del missile o delle testate nemiche, sganciate dal missile madre, in arrivo lungo le loro traiettorie di volo. Bisogna poi intercettare, al momento opportuno, sia nello spazio sia nell'atmosfera, a seconda che l'attacco sia portato da missili balistici o missili da crociera, l'ordigno. A livello tattico, la difesa antimissile va effettuata il più possibile in profondità, ovvero quanto più lontana dal bersaglio, in base a uno schema di difesa multilivello (layered defence) che ricorre a diverse tipologie di tecniche e vettori: aerei, missili AAM e/o SAM, cannoni etc. Lo scopo è quello d'intercettare il missile lungo la sua traiettoria. In campo navale, un ruolo cruciale spetta ai sistemi di «difesa di punto» denominati CIWS (Close-in Weapon System). Questi sistemi d'arma sono l'ultima linea prima che il missile colpisca la nave, dopo che sia risultato vano l'impiego di contromisure elettroniche come le chaff (9) e altre. I sistemi CIWS rilevano e distruggono i missili (ed eventuali aerei nemici) in arrivo nella fase finale della traiettoria che sono riusciti a penetrare attraverso i precedenti livelli di difesa. Tutte le moderne navi da guerra, specialmente quelle più grandi, sono dotate di qualche tipo di dispositivo CIWS. Al riguardo, esistono due filosofie operative d'impiego riguardo i sistemi CIWS. La prima, di matrice statunitense, è basata su una combinazione di radar, computer e cannoni rotanti a canna multipla e fuoco rapido posizionati su torrette. Famoso è il sistema Vulcan Phalanx CIWS, dotato di sei cannoncini rotanti Vulcan da 20 mm. Con un raggio d'azione efficace massimo di circa 1.500 m, il Phalanx, data l'elevatissima cadenza di fuoco, crea un vero e proprio muro di metallo pesante (tungsteno) che dovrebbe abbattere l'ordigno in avvicinamento. Il problema è che parti del missile, insieme al carburante residuo, proseguano, date le distanze ravvicinatissime, la corsa colpendo ugualmente la nave e danneggiando, in primo luogo, i sensibilissimi e vulnerabili sistemi radar e di comunicazione. La seconda, filosofia, di matrice italiana, prevede l'impiego di cannoni come il 76/62 SR (Super Rapido), costruito da Leonardo S.p.A. Il 76/62 SR è un cannone navale a fuoco rapido senza rivali quanto a prestazioni, oltre che caratterizzato da notevole flessibilità di impiego, ed arma numerose Marine estere. Oltre a compiti antimissile può essere infatti impiegato per la difesa aerea in generale e, naturalmente, in ruolo antinave con portate fino a 20 Km, con munizionamento OTO Sapomer, e — addirittura — a 40 km con il rivoluzionario munizionamento OTO Vulcano 76 (GLR Guided Long Range). L'elevatissima cadenza di tiro (120 colpi al minuto) permette di sparare proiettili da 76 mm a frammentazione e con spoletta di prossimità a distanze d'ingaggio sensibilmente elevate (la portata efficace arriva fino a 9 km). Lo scopo non è necessariamente quello di distruggere il missile, bensì di danneggiarne le superfici di volo e, quindi, di deviare la sua traiettoria. Attualmente è in fase di sperimentazione, sulle navi da guerra italiane, anche il sistema anti-missilistico Davide. In pratica si tratta di sparare proiettili decalibrati simili a piccoli missili senza motore e detti proietti DART (Driven Ammunition Reduced Time of Flight), i quali possono correggere la loro traiettoria di volo, così da controbattere le manovre del missile avversario e abbatterlo.
Se da un punto di vista tattico il problema consiste nell'intercettare, distruggere o comunque deviare la traiettoria di uno o più missili in arrivo, la difesa antimissile a livello «operational», cioè di Flotta o Squadra navale, è ancora più articolata. In linea di principio, la difesa antimissile a livello operational va inquadrata nell'ambito di un'operazione aeronavale più ampia e più complessa, dove lo scenario multidominio e multiminaccia prevede l'esercizio al più alto grado del coordinamento e del controllo di tutti mezzi e gli assetti organici: navali, subacquei e aerei presenti e disponibili. Spetta al Comandante della Forza Navale e ai Comandanti delle varie forme di lotta — le principali sono quella AAW (Anti Air Warfare), la ASUW (Anti Surface Warfare) e l'ASW (Anti Submarine Warfare) —, pianificare e condurre le operazioni aeronavali assicurando, nel contempo, il massimo grado di protezione alle Forze schierate. Tutto ciò richiede un alto grado d'addestramento e di interoperabilità sia a livello joint (cioè interforze) sia a livello combined (ovvero l'insieme delle Marine alleate). Ed è per questo che le navi della Marina Militare sono costantemente impegnate a esercitarsi ed addestrarsi, affinché le procedure e la risposta alla minaccia sia pienamente coordinata ed efficace. L'esercitazione Mare Aperto, per esempio, è da anni la maggiore verifica nazionale, aeronavale e anfibia, di questa necessità, la quale rappresenta, in tutta semplicità, la vita o la morte delle unità coinvolte qualora fossero chiamate una volta di più, sempre senza preavviso, a operare ovunque nel mondo. La Mare Aperto 2023 Prima fase, ha visto l'impiego congiunto di ben 41 navi, con circa 6.000 marinai. A integrare le Forze nazionali sono intervenute ben 23 nazioni - 13 NATO e 10 partner. In materia specifica di difesa antimissile, possiamo citare anche la recente esercitazione internazionale Formidable Shield, condotta in Atlantico in prossimità delle isole Ebridi. Essa ha visto la partecipazione di uomini e mezzi della Marina Militare e dell'Aeronautica Militare, In particolare, la Marina ha contribuito con la fregata Carlo Margottini (classe FREMM, alias Fregata Europea Multi Missione). Quest'esercitazione, pianificata e condotta con cadenza biennale dagli USA, ha visto la partecipazione di 13 nazioni alleate e partner della NATO: oltre 20 navi e 35 aerei, per un totale di circa 4.000 donne e uomini. È stata verificata l'interoperabilità degli Alleati in un ambiente di difesa aerea e missilistica integrata, utilizzando le strutture di Comando e Controllo della NATO. Sono stati svolti, inoltre, eventi live (ossia estremamente realistici) e simulati. Tutto ciò in uno scenario marittimo di difesa anti-balistica il cui scopo è stato quello di sviluppare e consolidare le capacità IAMD/BMD (Integrated Air and Missile Defense/Ballistic Missile Defense) di una forza navale alleata. Infine possiamo citare il recentissimo dispiegamento del cacciatorpediniere lanciamissili classe «Orizzonte» (DDGH) della Marina Militare, Caio Duilio a Gdynia, in Polonia. Tale impegno dell'unità si colloca nell'ambito degli accordi tra Italia e Polonia, ratificati nel corso dell'ultimo bilaterale a Roma, tra il vicepremier e ministro della Difesa di Varsavia, Mariusz Błaszczak e il ministro della Difesa italiana Guido Crosetto. Il Caio Duilio, come ha giustamente notato il ministro polacco: «è dotato di un forte armamento antiaereo e antimissile, che rafforzerà la difesa della costa polacca e la protezione delle infrastrutture critiche...gli italiani rafforzeranno la nostra difesa antiaerea per almeno sei mesi». In buona sostanza, e per concludere un intervento necessariamente lungo e complesso proprio perché di estrema attualità, la difesa anti-missile a livello operational si basa su una Forza navale bilanciata in tutte le proprie componenti, perfettamente addestrata, integrata e interoperabile col massimo grado di C2 (Coordinamento e Controllo). Dal punto di vista strategico, infine, la difesa antimissile non può non considerarsi una scelta e una necessità di base del nostro Sistema Paese. L'Italia ha vissuto e progredito, come popolo e come cultura, grazie al difficile equilibrio che deve esistere tra l'economia e i mezzi e sistemi d'arma necessari per conservare il balance of power mediterraneo e internazionale. Le situazioni di squilibrio, per contro, sono sempre state pagate a caro prezzo. Un esempio per tutti: nella primavera 1936 il Regio Istituto delle Comunicazioni della Marina, a Livorno, poi MARITELERADAR, chiese, sulla base del primo e meramente sperimentale prototipo EC1, un milione di lire e il raddoppio del personale, da 12 a 24 elementi, per sviluppare il Radio Detector Telemetro (il radar) della Marina. Ottenne, dopo molte insistenze, solamente 10.000 lire dal governo dell'epoca, più un incarico part time per il Professor Ugo Tiberio. Come noto, la mancanza del radar influirà poi significativamente nel corso delle operazioni navali in Mediterraneo. La difesa antimissile e antiaerea rientra nel medesimo ordine di grandezza e priorità, così come ne ha sottolineato l'importanza il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Ammiraglio di squadra Enrico Credendino, nel corso dell'«Audizione sulle linee programmatiche del suo mandato» del 23 Febbraio 2023, presso la 3ª Commissione permanente del Senato della Repubblica (10). La Marina Militare, in collaborazione con i settori industriali, della cantieristica e, più in generale, tecnologici del paese, ha sempre saputo esprimere molte eccellenze tecnologiche nel campo della difesa assicurando l'equilibrio e la pace. Per concludere, riguardo la minaccia nucleare, la «NATO's nuclear deterrence policy and forces» è molto chiara sull'argomento: «Le armi nucleari sono una componente fondamentale delle capacità complessive della NATO per la deterrenza e la difesa, insieme alle forze di difesa convenzionali e missilistiche. La NATO è impegnata nel controllo degli armamenti, nel disarmo e nella non proliferazione, ma finché esisteranno le armi nucleari, rimarrà un'alleanza nucleare». Si tratta cioè di porre in essere una deterrenza e una difesa credibili — che tra l'altro rimangono un elemento centrale della strategia globale della NATO per prevenire conflitti e guerre — basate su un'adeguata combinazione di capacità di difesa nucleare, convenzionale e missilistica integrate dalle altre capacità di difesa oltre che nei tre domini tradizionali di terra, mare e aria, anche in quelli nuovi di Spazio e del ciberspazio; in quel «tutt'uno operativo» che è poi la caratteristica del multi-dominio.
NOTE
(1) Missile antinave a corto raggio P-15 (nome in codice NATO: SS-N-2 Styx), costruito in grande quantità. Testata da 450-500 kg, a carica cava, e circa 80 km di gittata massima.
(2) Missile antinave a medio raggio progettato per colpire navi da guerra di medie dimensioni, multipiattaforma, sviluppato dall'impresa francese Aérospatiale durante gli anni Settanta e prodotto dal consorzio europeo MBDA.
(3) Il missile Neptune (R-360 Neptun) è un missile da crociera antinave ucraino. E' entrato in servizio nel 2021.
(4) Atti del XII Regional Seapower Symposium, Supplemento della Rivista Marittima aprile 2020, p. 61.
(5) Recentemente si è molto parlato del missile cruise russo Novator Kalibr, impiegato dalla Russia nel corso del conflitto in Ucraina. Nome in codice NATO SS-N-27 Sizzler e SS-N-30. Esistono diverse versioni del Kalibr, arma che può essere lanciata da navi, sottomarini o aerei, per uso anti-nave, anti-sottomarino e contro obiettivi terrestri. Alcune versioni hanno un secondo stadio di propulsione che permette uno spunto supersonico durante la fase di avvicinamento finale al bersaglio, riducendo così il tempo di reazione dei sistemi di difesa; le versioni subsoniche hanno, per contro, una portata maggiore rispetto a quella supersoniche. Il missile può trasportare una testata pesante fino a 500 kg (1.100 libbre) di esplosivo o una testata termonucleare.
(6) Il TEL è un veicolo militare progettato per trasportare, elevare e lanciare uno o più missili terra-aria o missili superficie-superficie, sono mezzi tipicamente ruotati, più raramente cingolati.
(7) Si definisce volo ipersonico un volo attraverso l'atmosfera, al di sotto di 90 km di quota e velocità superiori a Mach 5. Quanto al Numero di Mach (Ma), si tratta della rapporto tra la velocità di un oggetto in moto in un fluido e la velocità del suono nel fluido considerato.
(8) In gergo aeronautico Mach 1 significa viaggiare a una velocità pari a quella del suono; nell'aria, la velocità del suono è di 331,2 m/s (1.192,32 km/h) a 0° C e di 343,1 m/s (1.235,16 km/h) a 20° C.
(9) Il lancio di chaffs (traducibile con «pagliuzze») è una tecnica di contromisura elettronica (Electronic Attack - EA) passiva destinata a confondere i radar dei missili. Consiste nella dispersione di una nuvola di materiale radar-riflettente (in tempi recenti alluminio o fibra di vetro), il quale genera echi che interferiscono col funzionamento dei radar avversari.
(10) https://www.senato.it/3498?seduta=298839.