Editoriale
Cari Lettori,
a partire dal numero 1-2026, la Rivista Marittima passa alla cadenza trimestrale. Le ragioni all'origine di questa decisione sono molteplici, ma al centro rimane la volontà di assicurare contenuti approfonditi, analisi esclusive e, naturalmente, un prodotto editoriale di sempre elevata qualità e attualità sui temi, infiniti, del mare.
Date queste iniziali “coordinate del tiro", questo numero è frutto della preziosa collaborazione con il Centro Studi Militari Marittimi di Venezia (1). Un lavoro congiunto maturato in vista del prossimo Trans-Regional Seapower Symposium (T-RSS), evento indetto per il prossimo ottobre a Venezia nella sede storica dell'Arsenale della Marina Militare. Il Simposio delle Marine di Venezia, infatti, non è solo un incontro ad alto livello che tocca, nel 2026, la quindicesima edizione, ma un riconosciuto, concreto, forum atteso e seguito a livello mondiale. Se è concesso un paragone, così come nel 1921-22, nel 1930 e nel 1935 le grandi Conferenze navali di quegli anni assicurarono la pace in un mondo squilibrato e turbolento, oggi una sede di dialogo estremamente qualificata permette, tra uomini di mare, di dar corso a dialoghi inclusivi, a importanti dibattiti e alla condivisione di prospettive che collegano tra loro mondi diversi: Marine, industrie, istituzioni pubbliche, il mondo accademico e le organizzazioni internazionali. Buona volontà e la concretezza tipica dei marinai: una formula che abbraccia molti tra i tanti temi della marittimità e che ha sempre avuto puntuali e rapide ricadute in sede internazionale, perché il mare unisce, non divide, e dai mari e sugli oceani passa, letteralmente, tutto. Non è un caso, quindi, che il tema del Simposio del 2026 sia legato alla geopolitica e alla geostrategia dei “Midland Seas". Questi argomenti sono pertanto analizzati e trattati ampiamente all'interno di questo numero. In un precedente editoriale è stato ricordato che già nel 1936, a Milano, l'allora Capitano di vascello Giuseppe Fioravanzo (2) pubblicò il proprio libro Basi navali nel mondo. Un'opera di carattere strategico e storico-militare ancor'oggi attuale e che analizzava l'importanza e la distribuzione delle basi navali attraverso tutto il pianeta. Fioravanzo affrontò con mano sicura un tema molto delicato dal punto di vista geostrategico, evidenziando in primo luogo il fatto che le basi navali siano strumenti fondamentali per il controllo dei mari, per la proiezione del Potere Marittimo e per la conseguente difesa degli interessi nazionali. L'Autore spiega (uso, a questo punto, il presente perché siamo davanti a principi ancora validi e immutabili) cos'è una base navale e quali sono le loro funzioni strategiche, logistiche e operative. Questo stesso argomento fu inoltre trattato da Fioravanzo, ovviamente in forma molto più sintetica, anche sulle pagine della Rivista Marittima - sempre nel 1936 - mediante un articolo intitolato “Basi e Navi".
In questi saggi, Fioravanzo esprime con singolare chiarezza e lucidità di contenuti, il concetto di “mare come spazio strategico" e la correlata funzione delle basi navali come strumenti essenziali del Potere Marittimo. In particolare, sottolinea il rapporto che corre tra le basi, le flotte e i territori, con tutti i correlati riflessi che coinvolgono, a catena, i bacini del Mediterraneo, dell'Oceano Indiano e del Pacifico, dimostrando una latitudine intellettuale straordinaria per l'epoca, e ancora oggi di stringente attualità. Quell'autore propone, in tal modo, il concetto di “Mediterranei" (detti anche Midland Seas), definendone i contorni geopolitici e geostrategici, ovvero non semplicemente geografici. Il termine “Mediterranei" (3), al plurale, da lui coniato ha lo scopo d'indicare non soltanto il Mare Mediterraneo, ma tutti i bacini, chiusi o semichiusi, che condividono determinate condizioni strategiche. Per Fioravanzo i “Mediterranei" sono spazi marittimi contesi la cui stabilità (e controllo) non è mai assoluta per sempre, e neppure per generazioni e generazioni, ma resta soggetta agli effetti, mutevoli, degli equilibri regionali e internazionali. Sui “Mediterranei" sono presenti, infatti, snodi strategici, cioè i passaggi obbligati, in inglese choke points. Possono essere stretti o canali e rendono vulnerabile il traffico al cospetto di operazioni di blocco navale o d'interdizione, magari soltanto in potenza. Per l'Autore, pertanto, i “Mediterranei" sono Teatri navali complessi che richiedono, per assicurare la libertà di navigazione, il rifornimento e il dispiegamento delle flotte mediante basi avanzate. Secondo Fioravanzo, oltre al Mediterraneo classico, fanno parte di questa speciale categoria il Mar Nero, il Mar Baltico, il Mar Rosso, il Mar Caspio, il Golfo Persico e il Mar Cinese Meridionale. Il concetto di “Mediterranei" diventa, così, per Fioravanzo, un “modello strategico" con tutte le dinamiche del caso in termini di tensione, controllo e bilanciamento tra le varie potenze coinvolte, siano esse regionali e non. Si tratta senz'altro di un'idea originale e attuale, ed è pertanto utile citarla se s'intende parlare di strategia navale, soprattutto in presenza dei recenti accadimenti bellici in corso tra gli Stati Uniti (insieme a Israele, il quale sta praticando una sorta di “guerra parallela") e l'Iran. L'impatto strategico ed economico, in atto a livello mondiale, del blocco dello Stretto di Hormuz, sia pure a singhiozzo è sotto gli occhi di tutti.
Sempre Fioravanzo pubblicò molti anni dopo, nel 1969, un articolo piuttosto singolare intitolato: “Essenza operativa delle guerra". Quel pezzo si apre con un incipit molto particolare. É lo sbobinamento di una radioconversazione da lui tenuta nel marzo 1942, quando aveva assunto il comando della IX Divisione Navale (navi da battaglia Littorio e Vittorio Veneto): “Di risolutivo nella guerra, non c'è che l'azione conquistatrice del fante … L'affermazione che il fante è il solo elemento decisivo della guerra procede da una legge di natura ... affinché fossero risolutive l'Aeronautica o la Marina, bisognerebbe che l'uomo fosse nato, rispettivamente, con le ali o con le pinne e che il suo ambiente naturale di vita fosse, perciò, l'aria o l'acqua ... Prore e ali sono oggi elementi fondamentali del successo, decisivi rispetto all'azione conquistatrice risolutiva del fante: appiedato, motorizzato, navitrasportato, aviotrasportato, paracadutato, ciò non fa differenza". Nel prosieguo di quell'articolo l'Autore chiarì il senso di queste affermazioni spiegando che il valore di qualsiasi condotta bellica deve essere giudicato in funzione del grado di efficacia (risultato) che ne deriva. Inoltre, con riferimento specifico all'esperienza della Seconda guerra mondiale e ai vent'anni e passa trascorsi nel frattempo, spiegò che: “… delle tre Forze armate, l'Aeronautica è particolarmente adatta a distruggere, la Marina ad affamare (attraverso il blocco economico, quando possibile), l'Esercito a conquistare (con l'impiego della Fanteria appoggiata dalle altre Armi)". In ogni caso, proseguiva: “poiché si è dato per assiomatico che solo la conquista è l'atto definitivo della guerra, è sempre e soltanto l'uomo vestito da fante che risolve un conflitto. Esaurimento e distruzione sono fattori influenzanti la capacità spirituale e materiale delle due collettività umane che si combattono, sono cioè fattori operativi, decisivi, ma non risolutivi. Perciò la teoria di Douhet (4) sulla funzione risolutiva dell'aviazione da bombardamento non era convincente e la Seconda guerra mondiale l'ha ridimensionata, per non dire smentita. Egli aveva sostenuto un'idea nuova con affermazioni assolute senza tener conto che i fatti umani non hanno, fra loro, che rapporti di relatività ... De Seversky (5), valoroso aviatore americano e profondo pensatore, ha troppo trascurato l'esperienza della Seconda guerra mondiale quando ha scritto, nel 1950, il volume Air Power: Key to Survival, seguendo le orme del nostro Douhet, che era stato pioniere".
Preso atto del pensiero di Fioravanzo, e riflettendo in capo ai tanti conflitti succedutisi dopo la Seconda guerra mondiale, come per esempio la guerra del Vietnam o, più recentemente, le campagne in Afghanistan e i conflitti tutt'ora in corso, come in Ucraina e nel Medio Oriente, è possibile tentare di formulare alcune ulteriori considerazioni. Non dottrine, naturalmente, non fosse altro che per ragioni di spazio, ma - non di meno - possibili spunti in vista di ragionamenti più complessi e approfonditi. La prima di queste considerazioni è riferita al “modello strategico" di “mare mediterraneo" o “teatro mediterraneo", così come proposto da Fioravanzo nel 1936. Questo “modello strategico" è costituito da un mare aggirabile o meno? Consideriamo il Golfo Persico (o Golfo Arabico, a seconda di chi abita le rispettive sponde). Essendo un prolungamento del Mare Arabico attraverso lo Stretto di Hormuz, non è un mare aggirabile. Una volta chiuso l'accesso dello Stretto, tutto il Golfo, Arabico o Persico, a preferenza degli interessati, diventa un bacino isolato. Di fatto lo Stretto di Hormuz, data anche la sua relativamente ridotta dimensione geografica, è un “sistema d'arma" (6) utilizzabile dai Paesi che vi si affacciano; non tanto e non solo perché, chiudendolo, si può impedire il transito a tutte le navi a qualunque nazione o compagnia d'armamento appartengano, ma perché, come accade per qualsiasi sistema d'arma, può essere impiegato in maniera selettiva, ovvero indirizzandolo soltanto contro obiettivi determinati. Detto in altre parole, lo Stretto di Hormuz è, per l'Iran, un sistema d'arma immenso, poco costoso e altamente efficace rispetto, per esempio, agli ordigni atomici. Permette, infatti, di colpire chi vuole quando vuole. Favorito dalla particolare conformazione geografica, consente alle Forze Armate iraniane di scoprire, identificare (e quindi selezionare) e ingaggiare (ovvero colpire) un'unità mercantile in transito nello Stretto e un'altra no. Gli strumenti spaziano dai droni aerei e di superficie ai missili passando per le mine “intelligenti" e mediante battelli veloci come quelli utilizzati (e reclamizzati, ché anche la pubblicità e la propaganda sono armi) dai Pasdaran.
Da questi fatti reali discende che siamo in presenza di un “mare mediterraneo" non aggirabile e, pertanto, di un teatro operativo navale particolarmente difficile (un cul-de-sac con passaggio obbligato in entrata e, quel che è peggio, in uscita dopo la missione) per le operazioni navali. É evidente la difficoltà di navigare circondato dalla costa, esponendo le navi che vi transitano ad ogni sorta di attacchi: missili, artiglierie e mezzi insidiosi. La seconda considerazione da fare riguarda l'efficacia reale dell'Arma aerea, di per sé “adatta a distruggere", per dirla con Fioravanzo, come fattore esclusivo e risolutivo di un conflitto. Dopo la Seconda guerra mondiale, soltanto il conflitto contro la Serbia in occasione dell'intervento della NATO nel 1999 al culmine della guerra per il Cossovo si è dimostrato risolutivo. Quella campagna si è infatti conclusa col ritiro delle forze serbe da quella regione e con l'adozione della risoluzione ONU 1244 che ha posto il Cossovo sotto l'amministrazione di una missione delle Nazioni Unite (UNMIK). Si è trattato di uno degli ultimi successi della diplomazia classica: conservazione della sovranità serba sul territorio, salvo assegnare il controllo di quell'area ad altri soggetti. Tutte le altre guerre. c.d. “maggiori", a partire dalla Corea passando per il Vietnam, l'Afghanistan (stagione URSS), l'Iran-Iraq, l'Iraq da solo uno e due, l'Afghanistan (stagione NATO), l'Ucraina, la Palestina degli ultimi vent'anni, hanno visto l'azione, necessaria e discutibilmente risolutiva, del “fante" di Fioravanzo. I famosi “boots on the ground" (7), volendo usare un termine anglosassone corrente. Di fatto, l'aviazione, senz'altro spettacolare e distruttiva, non si è dimostrata giammai risolutiva contro Paesi dotati di un efficace regime dittatoriale e/o caratterizzati da una forte connotazione ideologica, religiosa o politica, ovvero culturale. Realtà nazionali o anche multietniche dimostratesi capaci di ottenere una resistenza a oltranza da parte della popolazione. Né va dimenticato, in un mondo dominato – in apparenza almeno – dal totem dell'economia, che i costi delle campagne militari (e, in primo luogo, quelle aeree) sono elevatissimi e difficilmente sopportabili, nel medio e lungo periodo, dall'attuale sistema finanziario e mediatico.
Una terza considerazione riguarda infine, facendo sempre con riferimento al pensiero di Fioravanzo, l'impiego delle Marine nel ruolo di blocco navale nel caso per esempio (diciamo così) dello Stretto di Hormuz. Si tratta, invero, di un'operazione navale, sia che lo si voglia imporre sia che si intenda forzarlo. Descriviamo cioè, operazioni belliche all'apparenza meno cruente e rumorose, ma in realtà di grandissima efficacia e, a un tempo, molto meno costose rispetto allo spiegamento, sempre lento e complesso, di bombardieri e carri armati, Le Marine possono “affamare" per dirla con Fioravanzo, il quale aveva ben presente, nel 1936, quelli che erano stati gli stenti patiti dalla popolazione austro-ungarica nel 1914-18 e la crisi incorsa, per lo stesso motivo, ovvero la riduzione del traffico marittimo, in Italia durante l'estate 1917. In chiave difensiva le Marine assicurano la “sopravvivenza" dei rispettivi sistemi-Paesi. Ed è proprio per assolvere, a fronte di ogni possibile minaccia, questo compito essenziale (Primum vivere, deinde philosophari) che la Marina Militare dispone e intende mantenere uno strumento bilanciato, flessibile e aggiornato in tutte le proprie componenti: di superficie, subacquea e aerea, con l'aggiunta - ormai emersa in tutta la sua grandezza - dello spettro elettromagnetico e la sicurezza cyber (CEMA Cyber Electromagnetic Activities). Per esempio, è ben nota la capacità della Marina Militare (riconosciuta e stimata a livello intercontinentale) nelle operazioni legate alla guerra di mine, a partire proprio dai cacciamine (8). Meno note sono le capacità che la Marina Militare sta rapidamente acquisendo in vista di una maggior massa critica, ricorrendo anche a moltiplicatori di assetti convenzionali e duali, oltre che a flotte uncrewed, autonome e miste. Ed è per questo che sono in corso sperimentazioni operative di mezzi e servizi (OPEX) allo scopo di addivenire a soluzioni più mature, cioè rispondenti davvero alle minacce odierne e, pertanto, efficaci e deterrenti. Ci sia concessa infine, la citazione di un pensiero apparso nel lontano marzo 1952, sempre sulla Rivista Marittima, dell'ammiraglio Aldo Cocchia (9). Ancora una volta siamo davanti a un'affermazione singolarmente attuale. L'articolo è intitolato “Immaginazione" e l'Autore si chiede se la guerra non sia: “… un mostro che involga in sé le attività umane in così totalitario modo da non lasciare più per la sua condotta – una volta scatenato il conflitto – né genialità, né intuito, né immaginazione, ma soltanto spirito organizzativo e capacità meccaniche". Ulteriormente sviluppando questo concetto, Cocchia aggiunge: “Dovremmo necessariamente giungere alla conclusione che nella guerra odierna, alla strategia devono sostituirsi la logistica e l'organica e che la concezione geniale del Capo che, con l'attuazione di un suo disegno ardito e tempestivo poteva risolvere il conflitto, deve oggi lasciare il posto agli statini del quartiermastro ed alla tecnica della produzione in serie". Un pensiero apparentemente banale, ma l'autore aggiunge, a questo punto, che è indispensabile concepire e perseguire una chiara idea base alla radice di un qualsiasi conflitto, principio cui dovrà essere ispirata la strategia che guiderà la condotta della Nazione in guerra: “L'azione sbagliata del battaglione di fanteria o l'attacco mal condotto di una squadriglia di aerosiluranti hanno conseguenze assolutamente locali; l'errore nello schieramento d'una divisione navale o terrestre può far anche perdere una battaglia; ma il non aver individuata l'idea base di quella che è la propria strategia, o l'averla individuata erronea o, peggio, non aver affatto capito che ogni conflitto dev'esser condotto e risolto in funzione di un'idea base, fa senz'altro perdere la guerra con conseguenze che posson trascinarsi per secoli." C'è molto da meditare in questo senso.
NOTE
(1) Il Centro, che opera alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Marina, ha sede nell'antica cornice dell'Arsenale di Venezia - che già ospita l'Istituto di Studi Militari Marittimi - e rappresenta il think tank della Forza Armata sulle tematiche di interesse strategico.
(2) Ammiraglio di squadra (Monselice 14 agosto 1891 - Roma, 18 febbraio 1975). Medaglia d'argento al valor militare conseguita durante la Grande Guerra da comandante di batterie sul fronte terrestre. Appassionato studioso e autore, sin dal 1919, di strategia e di tattica navale. All'entrata dell'Italia nel Secondo conflitto mondiale era uno dei quattro ammiragli, tutti giovani, del “salone" di Supermarina. Nel 1942, promosso ammiraglio di divisione, comandò la IX Divisione Navale fino al gennaio 1943. Successivamente, al comando dell'VIII Divisione navale, fu incaricato, nell'agosto 1943, di bombardare l'ancoraggio statunitense appena attivato al largo di Palermo. Avendo apprezzato, sulla base di pochissimi elementi, che le proprie unità, prive non solo di radar, ma anche di intercettatori delle radioemissioni avversarie e , per di più, senza scorta di cacciatorpediniere, stavano entrando in una trappola tesa da una Divisone di incrociatori della US Navy, molto più potente e perfettamente equipaggiata per il combattimento notturno, Fioravanzo si assunse la responsabilità di interrompere la missione rientrando alla base dichiarando subito al proprio Stato Maggiore che sarebbe stato senz'altro sbarcato all'arrivo, ma che il Comandante superiore in mare era lui. Alcuni anni dopo la documentazione storica statunitense confermò in pieno i tempi e le modalità di quell'agguato. Immediatamente sbarcato fu destinato al Comando Militare Marittimo di Taranto e in quella sede il suo freddo ragionare convinse, la mattina del 9 settembre 1943, l'ammiraglio Alberto Da Zara, comandante della V Divisione (navi da battaglia Doria e Duilio) a non procedere - come era già stato disposto - all'autoaffondamento fuori dal porto. Fioravanzo, sempre ragionante, spiegò e motivo quella scelta osservando che un simile gesto, oltre che a rappresentare una violazione degli ordini impartiti da Supermarina, avrebbe regalato agli inglesi, per usare le sue stesse parole, “quella vittoria che non erano riusciti ad ottenere in tre anni di guerra". Tra il settembre 1943 e il giugno 1944 l'ammiraglio Fioravanzo fu, in pratica, il governatore dell'Italia cobelligerante. Tutti i servizi dello Stato, dalla sanità pubblica all'alimentazione fino alle comunicazioni, furono infatti gestiti in prima persona dalla Marina, dato il crollo dell'apparato statale determinato dall'armistizio. Dopo la guerra assunse, alla fine degli anni Quaranta, la direzione della Rivista Marittima e dell'Ufficio Storico. In questi incarichi, protrattisi per un decennio, realizzò l'imponente collana intitolata “La Marina italiana durante la Seconda guerra mondiale", basata sui documenti del tempo e tutt'ora opera di riferimento indispensabile non solo per la documentazione, ma per la profonda analisi dell'esercizio del Potere Marittimo nel conflitto 1939-1945. La sua scomparsa, avvenuta nel 1975, significò, per la Marina e per tutta la cultura italiana, la perdita di una figura di grande spessore umano e intellettuale di riconosciuto rilievo internazionale.
(3) Mare Mediterraneo, dall'etimologia latina mediterraneus (“in mezzo alle terre").
(4) Giulio Douhet (Caserta, 30 maggio 1869 – Roma, 15 febbraio 1930) generale italiano, teorico della guerra aerea, contemporaneo di due altri famosi teorici del bombardamento strategico; i generali, rispettivamente statunitense e britannico, Billy Mitchell e Hugh Trenchard. Douhet, nel 1921, pubblicò la sua opera più famosa: “Il dominio dell'aria".
(5) Ufficiale pilota russo (Tiflis 1894 - New York 1974). Effettuò oltre 50 missioni di volo durante la Prima guerra mondiale, pur avendo perduto una gamba nel 1915 durante il suo primo combattimento aereo. Nel 1918 faceva parte dell'Ufficio dell'addetto navale russo a Washington. Quando l'URSS chiuse la propria ambasciata negli USA, De Seversky chiese e ottenne la cittadinanza americana. Diventato pilota collaudatore, ingegnere aeronautico prolifico inventore di diverse innovazioni tecnologiche di cui furono dotati gli aerei da caccia e da bombardamento americani della Seconda guerra mondiale, fu un convinto assertore del potere aereo strategico scrivendo celebri testi di strategia militare, tanto che Walt Disney gli dedicò, nel 1943 un proprio lungometraggio a cartoni animati (Victory Through Air Power) per sostenerne le idee.
(6) Un sistema d'arma è, in ambito navale, un insieme combinato di un'arma vera e propria e di tutti i dispositivi ausiliari: piattaforme, mezzi, sistemi di puntamento e personale, necessari per farla funzionare ed aumentarne l'efficacia. Non si tratta, quindi, della sola arma (es. un cannone), ma dell'intera struttura organizzativa e tecnologica che permette di utilizzarla per una specifica missione.
(7) “Boots on the ground" (letteralmente: stivali sul terreno): un'espressione idiomatica inglese per indicare le truppe presenti sul campo di battaglia.
(8) Le unità deputate alla guerra di mine sono denominate cacciamine e non più, come in passato, dragamine sia perché le mine non sono più soltanto quelle mine ancorate sul fondo sia perché lo sminamento non viene effettuato soltanto con mezzi meccanici (i vecchi divergenti Oropesa del 1914), ma mediante mezzi molto sofisticati, dai sonar ad alta frequenza a mezzi subacquei unmanned (senza equipaggio).
(9) Ammiraglio di squadra del ruolo d'onore (Napoli, 30 agosto 1900 – Napoli, 12 dicembre 1962). Medaglia d'oro al valor militare, sommergibilista, scrittore e storico navale. Il 2 dicembre 1942, in missione di scorta convogli al comando del cacciatorpediniere Nicoloso Da Recco, sostenne un duro combattimento contro una formazione navale britannica molto più forte, andando all'attacco. La sua unità fu colpita e incendiata, con numerosi morti e feriti da ustioni, a partire dal comandante, rimasto sfigurato, Cocchia riuscì, non di meno, a salvare con infinita energia la propria nave da un altrimenti sicuro affondamento. Ricoverato in ospedale per oltre tre anni passò, nel 1945, nel ruolo d'onore. Profondo pensatore di strategia e organica navale prima e dopo la guerra pubblicò diversi articoli e commenti, spesso molto accesi, sulla Rivista Marittima dimostrandosi sempre intellettualmente vivacissimo e preveggente. Tanto che, promosso successivamente fino al grado di ammiraglio di squadra, diede un contributo fondamentale, assieme al nuovo capo di Stato Maggiore, l'ammiraglio Pecori Giraldi, all'ideazione e alla realizzazione della nuova Marina, dagli incrociatori lanciamissili agli elicotteri imbarcati e armati di missili fino all'occasione, mancata, del sottomarino nucleare. Direttore della Rivista Marittima e dell'Ufficio Storico della Marina Militare tra il 1958 e il 1963, trasse dall'esperienza bellica, lungamente meditata sulla base del patrimonio archivistico e della dottrina, le esperienze e gli insegnamenti del caso non esitando a mettere in discussione, con intima onestà intellettuale, le proprie opinioni del periodo immediatamente postbellico.