L'industria cantieristica, col suo estesissimo retroterra di imprese specializzate, è una delle tante, indispensabili, sfaccettature del Potere Marittimo. E il Potere Marittimo opera nei Teatri marittimi. A loro volta, cantieri e teatri non sono due semplici voci, tra loro distinte, dell'infinito vocabolario marittimo, ma la precisa realtà, intimamente legata e interdipendente, delle due facce della stessa moneta: una simbiosi.

Si tratta, come spesso succede per le cose di mare, di un concetto non immediato, ma che diventa subito riconoscibile quando ci caliamo nella realtà globale.

L'Italia è un Paese Marittimo, non fosse altro perché la sua economia vive di importazioni ed esportazioni pari all'80% della somma dei beni e dei servizi e al 90% del loro valore in termini di PIL.

Lo si è visto in seguito al banale blocco del Canale di Suez — una nave panamense arenata attraverso quella via d'acqua — del 2021. Sette giorni che hanno influito cospicuamente su una stagione di ordini in entrata e in uscita con costi, tra penali, blocchi di lavorazione, trasporti, noli, assicurazioni, stipendi e dirottamenti di merci, non indifferenti. Il Potere Marittimo può anche essere utilmente definito come la tutela del traffico contro le offese della natura e/o degli uomini. Esso si esercita principalmente mediante: a) la Marina Militare (ovvero l'insieme, armonico, delle navi da guerra, combatant ship e ausiliarie, delle basi navali e degli istituti); b) l'industria cantieristica; c) la Marina Mercantile; d) la struttura diplomatica, economico-finanziaria del paese. Volendo ulteriormente approfondire il nucleo della teoria, classica del navalista statunitense Alfred Thayer Mahan, gli elementi del Potere Marittimo sono: la geografia, il tipo di cultura diffusa e il genere di governo. In sintesi il minimo comune denominatore, non cambia: una struttura politica, militare, industriale e finanziaria, supportata da un'estesa e diffusa rete diplomatica, interprete della storia, cultura marittima e tecnologica di un paese.

È interessante anche notare come persino un navalista su scala continentale come Mahan, profeta (ascoltato) della superpotenza statunitense del XX e XXI secolo, abbia sottolineato la necessità di disporre, comunque, di alleati e di operare con il sostegno di Stati amici, in primo luogo in mari e porti lontani dal territorio nazionale. Persino lo sterminato impero britannico, signore — tra le due guerre mondiali — del 25% della popolazione mondiale, non poté mai fare a meno dei propri alleati, in quanto l'alternativa sarebbe stata una rapida e dolorosa fine. Si tratta di una lezione sempre attuale che impone di perseguire la massima interoperabilità tra Marine alleate.

Tutto ciò premesso scendiamo, come sempre, come è buona abitudine dei marinai, nel concreto.

L'industria cantieristica deve, come tutte le imprese italiane, trovare mercato nei vari Teatri marittimi, spesso lontani, o lontanissimi, dal territorio nazionale. Ciò significa, banalmente, ma non scontato, generare benessere diffuso e globale. In definitiva, più tutti sono soddisfatti e tanto maggiore è la ricchezza (il famoso Prodotto Interno Lordo) diffusa, tanto minori e circoscritti sono gli inevitabili pericoli di crisi. E quanto più lontani, estesi e reciprocamente convenienti sono i mercati, altrettanto deve essere la capacità «Expeditionary» delle Forze navali.

In Italia, parlare di industria cantieristica nazionale, significa parlare di Fincantieri S.p.A., uno dei più importanti complessi imprenditoriali del mondo, con oltre 230 anni di storia e più di 7.000 navi costruite. Fincantieri è sicuramente uno dei massimi leader mondiali nel sempre più ristretto campo dei cosiddetti segmenti ad alto valore aggiunto. Navi da crociera, unità navali militari e bastimenti specializzate offshore. Fincantieri è il principale fornitore della Marina Militare e un partner importante per la US Navy, massima Marina del pianeta da 80 anni. Per non parlare di numerose Marine estere e di grandi programmi comuni della Difesa europea. Come ha recentemente sottolineato l'Amministratore delegato di Fincantieri, il Dottor Pierroberto Folgiero, nel corso dell'audizione davanti alla Commissione Difesa della Camera dei deputati in occasione dell'esame del Documento programmatico pluriennale per la difesa per il triennio 2023-25: «Lavoriamo con 5.700 piccole e medie imprese che sono i nostri fornitori. Come capo-filiera, li supportiamo sotto i profili cyber, finanziario (accesso al capitale) e sostenibilità. Abbiamo speso 168 milioni di Euro in ricerca e sviluppo nel settore navale. Facciamo l'80% degli acquisti in Italia, con una spesa complessiva di 3,1 miliardi, di cui 600 milioni per le produzioni militari, con ricadute massime sul territorio nazionale. Infatti, abbiamo 8 cantieri da Nord a Sud: un modello che distribuisce il lavoro in tutta Italia, con 62.000 lavoratori indotto compreso». Volendo citare il solo settore sottomarino: «Il Polo nazionale della subacquea sarà inaugurato il 12 dicembre 2023. Avrà la sua base a San Bartolomeo a Mare, in Liguria. Sarà un contenitore istituzionale di soggetti che hanno un contenuto attivo nel settore, gestito dalla Marina militare italiana. Fincantieri si candida come capo-filiera, grazie alla sua capacità nei sommergibili e più in generale nel settore». Quanto alla vision della S.p.A.: «La stabilità finanziaria è funzionale alla solidità dei cantieri. Ciò richiede una crescita della spesa nel settore difesa, che è premiante. Fincantieri, lavorando in ambito civile e militare, crea infatti un circuito virtuoso dell'innovazione che ci dota di una massa critica che ci fa essere la prima industria cantieristica al mondo. Attualmente puntiamo sul Polo nazionale della subacquea, sullo sviluppo del sottomarino U-212 IV, sulle fregate FREMM Evo».

Una visione a 360° (che è poi l'unica che può e deve permettersi un'impresa come questa) da «squadra» con un approccio: «geopolitico ai mercati, … rivitalizzando la joint-venture “Orizzonte Sistemi Navali", in cui il Gruppo Leonardo mette a disposizione le sue capacità in ambito combattimento e Fincantieri il suo know-how nel settore piattaforma, comando e controllo. Una collaborazione che mira a creare navi cybersicure, digitali ed interoperabili — già oggi apprezzate in tutto il mondo — che siano sempre più appetibili in ottica export». Orizzonte Sistemi Navali (OSN) è, così, un'azienda italiana che opera da oltre 10 anni in qualità d'integratore di sistema a livello Whole Warship lungo tutto il ciclo di vita delle navi. OSN è controllata da Fincantieri (51%) e da Leonardo (49%), i due principali gruppi industriali italiani, i quali operano a livello mondiale nel settore della Difesa (1). Per fare un esempio, recentemente, nell'ambito del programma di acquisizione OPV (Offshore Patrol Vessel) della Marina Militare, Orizzonte Sistemi Navali ha firmato, con la Direzione degli Armamenti Navali del Segretariato Generale della Difesa/DNA, un contratto per la costruzione di 3 pattugliatori di nuova generazione, con opzioni per ulteriori 3 unità, oltre agli adeguamenti infrastrutturali necessari per le basi navali di Augusta, Cagliari e Messina, da dove opereranno queste navi. Il programma OPV risponde, a sua volta, alla necessità di garantire adeguate capacità di presenza e sorveglianza, vigilanza marittima, controllo del traffico mercantile, protezione delle linee di comunicazione e della ZEE (Zona Economica Esclusiva), oltre ad attività di tutela rispetto alle minacce da inquinamento marino, come lo sversamento di liquidi tossici. Con una lunghezza di circa 95 metri, un dislocamento di 2.300 tonnellate e la capacità di ospitare a bordo 97 membri dell'equipaggio, i nuovi pattugliatori si distingueranno per la concentrazione di soluzioni tecnologiche avanzate, oltre che per i loro standard di eccellenza in termini di automazione e manovrabilità, fattori che li renderanno adatti a operare in un ampio ventaglio di scenari tattici e di condizioni atmosferiche. Tra le caratteristiche più innovative vi è il cockpit navale, sviluppato per i Pattugliatori Polivalenti d'Altura (PPA) della Marina Militare sulla base di un requisito realmente rivoluzionario: una postazione integrata, co-prodotta da Leonardo e Fincantieri NexTech, che permette la condotta della nave e delle operazioni aereonavali da parte di soli due operatori, il pilota e il copilota, i quali hanno inglobato le figure dell'ufficiale di guardia in plancia e del comandante. Da questa postazione, ubicata nella plancia comando, è infatti possibile gestire sia le macchine, i timoni e gli impianti di piattaforma sia le funzioni del sistema di combattimento. A questo proposito l'Amministratore Delegato di Leonardo S.pA., il Professor Roberto Cingolani, ha dichiarato: «Questo contratto premia e mette insieme il meglio della tecnologia italiana. Leonardo e Fincantieri, attraverso OSN, sono in grado di offrire soluzioni “stato dell'arte" per la sicurezza nazionale. Questo il frutto di una sinergia solida e prospettica. La Marina Militare ha la garanzia del presidio di una capacità di lungo periodo». In definitiva si tratta di un esempio significativo di cosa significhi essere «Sistema Paese» e praticare il Potere Marittimo nel XXI secolo.

Fin qui abbiamo parlato della cantieristica, ovvero della nascita dello strumento nave, pilastro, insieme all'equipaggio, della Marina. Parliamo ora, brevemente, dell'utilizzo dello strumento forgiato in Teatri operativi lontani: quella che in gergo navale è chiamata capacità expeditionary delle Forze navali, ovvero la capacità di operare efficacemente, in maniera autonoma e per lunghi periodi, lontano dalla madrepatria.

In particolare, vogliamo analizzare la logistica necessaria per tali tipi di operazione e la tipologia di unità che, nel tempo, la cantieristica nazionale ha messo a disposizione per soddisfare quest'esigenza fondamentale. Immediatamente dopo la fine della Seconda guerra mondiale, per quanto la minaccia rappresentata dall'Unione Sovietica e dai suoi alleati fosse, in pratica, limitata all'Europa e al Mediterraneo, la Marina Militare si provvide subito, nel 1948, ad acquistare le due piccole navi appoggio Stromboli e Vesuvio. E ciò un anno prima della NATO perché le alleanze sono importanti e vanno negoziate, ma gli interessi nazionali devono essere tutelati subito. Quelle due modeste unità permisero, fino alla fine degli anni '70, data di entrata in linea delle nuove unità, sempre denominate Stromboli e Vesuvio, di far pratica di rifornimento in mare e dei tanti compiti logistici aggiuntivi. Una grande Marina non nasce «chiavi in mano», ma elaborando dottrine proprie mediante l'unica strada possibile: la pratica in mare, giorno e notte e con qualsiasi tempo. Allora il Teatro operativo principale era, per l'Italia, nel contesto NATO, il Mediterraneo centrale, con le necessarie basi senz'altro vicine.

Come anticipato, finalmente arrivarono, sul finire degli anni '70, le prime unità moderne di concezione italiana: i nuovi Stromboli e Vesuvio, navi Rifornitrici di Squadra (AORL Auxiliary Oil Replenishment Light).  Con un dislocamento di 9100 t p.c. (tonnellate a pieno a carico), una lunghezza di 129 m, una larghezza di 18 m, un'immersione di 6,5 m e 14 nodi di velocità. Tali unità potevano trasportare 3.000 t. di gasolio, 1.000 t. di combustibile, 400 t. di carburante avio e 300 t. di altri rifornimenti e supportare agevolmente le operazioni delle Forze navali in tutto il Teatro operativo che si era esteso a tutto il Mediterraneo geografico e il vicino Oriente. Non sarebbe stato possibile progettarle, assicurando così le moderne esigenze del supporto logistico in mare, senza la pratica maturata coi loro forse modesti, ma indispensabili predecessori.

Successivamente, a partire dal 1989, con il Patto di Varsavia sciolto e l'Unione Sovietica in corso di liquidazione, l'Italia ha dovuto estendere, per necessità prima ancora che per scelta, il proprio Teatro operativo principale al Mediterraneo Allargato. Dalla mitica «grande-battaglia-navale-decisiva» di Mahan, magari mediante fulminei scambi di missili, si è passati, pressoché di punto in bianco, a sempre nuove e insidiose minacce asimmetriche, sempre tutelando gli interessi nazionali, ovvero il lavoro e il benessere di tutti i cittadini nel quadro, più generale, della tutela dei mutevoli equilibri internazionali. La strategia navale nel Mediterraneo Allargato, ovvero l'esercizio del Potere Marittimo, è cambiata, comprendendo man mano oltre al tradizionale Sea Control, sempre più la presenza e sorveglianza in aree lontane e il ruolo «constabulatory» ovvero di polizia in alto mare come la repressione degli atti di pirateria e del traffico di esseri umani. Una Strategia sempre più «in avanti e in anticipo, dal mare e sul mare».

E siamo così arrivati, a livello logistico, a nave Etna. Unità di supporto logistico della Marina Militare, costruita presso i cantieri navali di Riva Trigoso e consegnata alla Marina Militare il 29 luglio 1998. L'Etna assolve i compiti di unità rifornitrice di Squadra per il trasporto e rifornimento in mare di combustibili, lubrificanti, munizionamento, viveri, medicinali e altri materiali di supporto. Utilizza 5 stazioni di rifornimento (quattro laterali e una poppiera) e opera dal ponte di volo con elicotteri medio-pesanti e leggeri, sia nazionali sia di Marine Alleate. Ricovera nell'hangar un elicottero tipo SH-3D o EH-101 e AB212 e NH90. La funzione di gestione dei carichi trasportabili è completamente informatizzata e sfruttabile anche per l'imbarco/sbarco di materiali per il supporto a popolazioni colpite da calamità naturali o vittime di crisi socio-economiche. A bordo operano tre officine (elicotteristica, meccanica ed elettro-meccanica), le quali assicurano un'ottima capacità di intervento tecnico a favore di altre Unità in mare, si tratti di riparazioni sullo scafo e degli apparati motore, oppure degli equipaggiamenti del sistema di combattimento. Equipaggiata anche per il supporto sanitario, dispone di un'area ospedaliera attrezzabile fino alla classificazione NATO di livello Role 2+, ovvero ha la possibilità di effettuare: visite mediche e terapie ambulatorie e d'emergenza, terapie odontoiatriche parimenti urgenti, esami radiologici e di laboratorio, interventi chirurgici salvavita e salva arti e terapia precoce delle ustioni. Per garantire questo livello di supporto sanitario, quando necessario, viene imbarcato un team di chirurgia d'urgenza (anestesista, chirurgo, ortopedico e odontoiatra), il quale può garantire assistenza per un periodo di 20 giorni continuativi a un gruppo navale di 1.800 uomini. Anche in questo settore le apparecchiature mediche imbarcate, gli spazi e le professionalità disponibili a bordo sono paragonabili a strutture sanitarie quali i Posti Medici Avanzati (PMA) e i Posti di Assistenza Socio-Sanitari (PASS) creati per il pronto e immediato intervento in aree calamitate. Nave Etna, per le sue caratteristiche costruttive e di tenuta al mare, è capace di operare in ambiente degradato biologico, radiologico e chimico. Il dislocamento è di 13.400 t a pieno carico, con una lunghezza di 146,6 m, una larghezza di 21 m, un'immersione di 7,25 m e una velocità massima di 21 nodi.

A partire dagli anni 2000, la competizione geopolitica e geostrategica è però diventata sempre più mondiale, interessando non più, e soltanto, il Mediterraneo Allargato, il Medio oriente e l'Oceano Atlantico, ma si è spinta fino all'Indo-Pacifico. La strategia navale nazionale è stata chiamata a predisporre un Carrier Strike Group centrato sulla portaerei Cavour implementato da una moderna capacità anfibia facente capo a nave Trieste e alla Brigata San Marco. Questa capacità di Power Projection Ashore deve poter essere in grado di operare anche a grande distanza dall'Italia. Nave Vulcano, entrata in linea il 12 marzo del 2021, è stata concepita per supportare logisticamente sia nave Cavour sia nave Trieste in tutto il mondo. Nave Vulcano è così un'unità navale ausiliaria per il supporto logistico (LSS - Logistic Support Ship) di nuova generazione costruita dal cantiere navale Fincantieri della Spezia. L'Unità è stata realizzata grazie al piano straordinario per il rinnovamento della flotta del 2014, la c.d. Nuova Legge Navale, un provvedimento legislativo volto a conservare l'operatività reale della Marina (sia quantità e sia qualitativa) e, di conseguenza, le capacità della componente marittima della Difesa per la tutela degli interessi nazionali, comunitari e internazionali. Nave Vulcano è un ulteriore salto capacitivo che ha dotato la Marina di una nave rifornitrice «all inclusive». L'Unità navale garantisce un decisivo incremento capacitivo per l'efficienza e l'efficacia della flotta in teatri operativi lontani. Pensata per operare in un ampio spettro di missioni, l'unità in questione sostiene le nostre Unità e quelle delle Marine alleate. La nave può rifornire combustibili, lubrificanti, munizioni, pezzi di ricambio, viveri, acqua e i materiali funzionali alla condotta di operazioni tanto militari quanto di assistenza umanitaria. Il Vulcano è concepito per restare in mare almeno 30 giorni e per garantire la presenza in un teatro operativo per oltre 4 mesi. Il dislocamento è di 27.000 t. a pieno carico; lunghezza 193 m, larghezza 27 m. La velocità massima è di 21 nodi. Il Vulcano trasporta oltre 9.000 mc di gasolio (pari a oltre 300 autobotti), quasi 4.500 mc di combustibile AVIO, poco meno di 900 mc di acqua dolce (servono 65 giorni per riempirli con la portata del rubinetto di casa) e circa 40 tonnellate di razioni alimentari. L'Unità dispone di una vasta capacità di conservazione degli alimenti con oltre 200 mq di celle frigorifere e una cucina a standard industriali che consente il confezionamento di oltre 500 pasti al giorno. La nave dispone di un radar di scoperta tridimensionale e, per la propria difesa, conta su due mitragliere da 25 mm ed è predisposta per imbarcare un cannone da 76mm. È inoltre in grado di contrastare la minaccia subacquea con sistemi a scafo di nuova concezione in grado di svolgere attività di scoperta, detenzione e misura accurata dei dati cinematici degli oggetti presenti nell'area intorno alla nave. La capacità di controllo del danno è garantita da moderni impianti antincendio e d'esaurimento. La nave è dotata, naturalmente, anche di un'adeguata capacità ospedaliera e sanitaria grazie alla presenza di un ospedale completamente attrezzato, con sale chirurgiche, radiologia e analisi, gabinetto odontoiatrico e zona degenza. Può ricevere fino a 17 ricoverati gravi. Il Vulcano coniuga capacità di trasporto e di trasferimento ad altre unità navali di carichi liquidi (gasolio, combustibile avio e acqua dolce) e solidi (parti di rispetto, viveri e munizioni) e può assicurare, in mare, operazioni di riparazione e manutenzione a favore di altre unità.

Lo scopo di questa — troppo spesso non ricordata — componente logistica navale è dunque vitale. Tutte le Marine, anche quelle di recente istituzione o riforma, tendono a espandere il proprio raggio di azione. Molte sono le imprese cantieristiche delle varie nazioni in grado di fornire piccole unità costiere, più o meno riuscite. Poche sono quelle in grado di fornire navi d'altura e la correlata formazione e addestramento. Pochissime sono in grado di proporre la realizzazione e la dottrina di impiego di unità portaerei, anfibie e logistiche come l'Etna e il Vulcano. E chi, straniero abitante in mari lontani, le vede, non può fare a meno di pensare che la vera strada per la maturità navale e per la propria gestione del Potere Marittimo, fosse solo su base regionale, passa proprio mediante l'acquisizione di navi come quelle e del relativo know-how. Per concludere, è l'industria cantieristica nazionale che permette di avere una Marina «well balanced» in tutte le proprie componenti e capace di operare su tutti i mari del mondo a tutela degli interessi nazionali e, insieme agli alleati, a supporto della NATO e dell'UE. La Marina Militare è inevitabilmente la migliore ambasciatrice di questa realtà e, ci sia concesso, della cultura e dell'ingegno del nostro paese.

 

NOTE

(1) OSN è l'integratore di sistema del Programma italo-francese FREMM per la costruzione di 10 fregate per la Marina Militare italiana e, sul mercato internazionale, di importanti programmi per la costruzione di unità anfibie e cacciamine.

(4) Rivista Marittima marzo 2020: editoriale p. 4.

(5) In Italia, l’autorità politico-militare assegna alle Forze armate 4 missioni. Primo: difesa dello Stato (integrità dello spazio territoriale, difesa degli interessi vitali, delle vie di comunicazione e di accesso al Paese). Secondo: difesa degli spazi euro-atlantici ed euro-mediterranei. Terzo: contributo alla pace e alla stabilità internazionale. Quarto: concorso in caso di pubbliche calamità.

(6) Sir James Cable, Gunboat Diplomacy , MacMillan, Londra 1971.

(7) Ammiraglio Pier Paolo Ramoino, Rivista Marittima, marzo 2020, p. 22.

(8) Linee di Indirizzo Strategico dello Stato Maggiore Marina 2019-2034. Capire, prevenire, intervenire, rappresentano le macro-attività dove la Marina Militare dovrà esprimere, mantenere e acquisire le capacità necessarie (Supplemento alla Rivista Marittima, aprile 2019, p. 12).

(9) Ambasciatore Paolo Casardi, intervento al Sea Future, La Spezia 28 settembre 2021.

(10) Linee di Indirizzo Strategico dello Stato Maggiore Marina 2019-2034, p. 19, Supplemento alla Rivista Marittima, aprile 2019.