Il raduno biennale dell'Associazione Nazionale Arditi Incursori Marina rinnova un legame che attraversa il tempo. Una giornata per onorare i caduti, ritrovare i colleghi e consegnare alle nuove generazioni il patrimonio umano degli operatori di ieri.
Ci sono luoghi ai quali si rimane legati per tutta la vita. Luoghi che custodiscono la nostra giovinezza, la nostra crescita umana e professionale, le prove affrontate, le persone con cui abbiamo imparato a conoscere i nostri limiti e a superarli. Tornarvi significa riavvicinarsi a ciò che siamo stati e riconoscere quanto di quell'esperienza continui ad accompagnarci.
Per gli Incursori di Marina, COMSUBIN è uno di questi luoghi.
Al Comando Raggruppamento Subacquei e Incursori, il raduno biennale dell'Associazione Nazionale Arditi Incursori Marina (ANAIM) ha riunito gli operatori di ieri e di oggi, rinnovando un incontro dal significato profondo. Una giornata nella quale percorsi personali e storia collettiva sono tornati a intrecciarsi, dando voce a un'appartenenza che resiste al trascorrere degli anni. Generazioni diverse, unite da un'appartenenza che gli anni non consumano.
Ogni ritorno porta con sé qualcosa di diverso. Per chi ha concluso il servizio, il ricordo di una stagione che ha contribuito a definire il proprio carattere e il proprio modo di affrontare la vita. Per chi indossa oggi l'uniforme, la possibilità di incontrare uomini che hanno percorso la stessa strada in tempi differenti, riconoscendo nelle loro esperienze le radici del proprio impegno. Nell'abbraccio tra queste generazioni vive il senso più autentico del raduno: sentirsi parte di una storia comune e continuare a prendersene cura.
Essere Incursori significa aver condiviso una formazione esigente, aver imparato il valore della preparazione e della disciplina, aver compreso quanto conti poter fare affidamento su chi è al proprio fianco. Queste esperienze restano anche quando cambiano gli incarichi, le abitudini e le stagioni della vita.
La giornata ha riservato un momento centrale dedicato alla memoria dei caduti suggellata dalla deposizione di una corona al monumento dedicato ai caduti dei mezzi di assalto e l'inaugurazione, di una targa commemorativa dedicata ai caduti dei tre Regi Sommergibili Gondar, Iride e Scirè che, nel corso del secondo conflitto mondiale, contribuirono alle azioni dei Mezzi d'Assalto. In un giorno di ritrovo, il pensiero rivolto a chi non è tornato ricorda quanto la storia del reparto sia fatta di vite, di scelte e di sacrifici.
Per gli operatori di ieri e di oggi, questo omaggio rappresenta anche un'assunzione di responsabilità: conservare il significato di ciò che è stato e trasmetterlo con rispetto.
All'evento presieduto dal Comandante di COMSUBIN, Contrammiraglio Stefano Frumento, e comprendente la celebrazione di una Santa Messa officiata da monsignor Antonio Vigo, hanno partecipato il Presidente dell'ANAIM, Incursore Gaetano Zirpoli e gran parte dei soci, il Comandante dei Sommergibili della Marina Militare (MARICOSOM), Contrammiraglio Francesco Milazzo e una rappresentanza della Componente Nazionale Sommergibili dell'ANMI guidata dal loro presidente, Ammiraglio in riserva Giovanni Gumiero, con alcuni sommergibilisti in servizio. La loro partecipazione ha reso ancor più significativa la bella iniziativa dell'ANAIM, desiderosa di completare l'area dalla memoria presso la Madonnina con i nomi dei caduti negli equipaggi dei gloriosi tre sommergibili. Densa di significato è stata anche la presenza del decano degli Arditi Incursori, Gianfranco Pianigiani, classe 1933 appartenente al quarto corso Incursori del 1954, e del figlio di Eugenio Wolk fondatore dei “Gamma", nonchè di una diretta erede del Sergente Marconista Romolo Lodati caduto a bordo dello Scirè. A impreziosire ulteriormente l'evento è stata la presenza dei soci onorari ANAIM On. Paola Maria Chiesa e On. Maria Grazia Frijia oltreché del Vice-Sindaco del Comune di Portovenere Emilio Di Pelino.
Il raduno ha confermato il suo valore: onorare chi manca, esprimere gratitudine a chi ha aperto la strada, rinnovare la vicinanza a chi oggi porta avanti il servizio. Perché gli anni trascorrono e i percorsi cambiano, ma l'appartenenza costruita attraverso esperienze così profonde resta. La si porta con sé, la si riconosce negli altri, la si rinnova ogni volta che si torna.
Incursori, per sempre.